I Dialoghi di Confucio, sovrano senza corona

Tradotto dal fran­cese

« Senza questa chiave fon­damen­tale [I Dialoghi], non si potrebbe avere ac­cesso alla civiltà cinese. E chi ignorasse tale civiltà non potrebbe mai rag­giun­gere che un’in­tel­ligenza par­ziale del­l’es­perienza umana. »

Con­fucio. Les En­tretiens de Con­fucius (I Dialoghi di Con­fucio), trad. dal cinese di Pierre Ryck­mans, pref. di René Étiem­ble. Pa­rigi : Gal­limard, coll. « Con­nais­sance de l’Orient », 1987.

La storia del pen­siero of­fre pochi esempi di un’in­fluenza tanto es­tesa e tanto dura­tura quanto quella del Venerato Maes­tro Kong o Kong­fuzi1Forme rifiutate :
Cong fou tsëe.
Krong-fou-tsé.
K’ong-fou-tseu.
Kong-fou-tze.
Khoung-fu-tzée.
Khoung-fou-dze.
Cung-fou-tsée.
Khung-fu-dsü.
Kung-fu-tsu.
Kung fu-tzu.
Cun-fu zu.
Cum-fu-çu.
. Se si deve giudicare della sua gran­dezza dal­l’im­pronta profonda che ha lasciato su tutti i popoli del­l’Asia orien­tale, lo si può as­sicuramente chiamare « il più grande is­titutore […] che i secoli ab­biano mai prodotto ». È nei suoi Dialoghi (Lunyu)2Forme rifiutate :
Analectes (Analetti).
Dialogues (Dialoghi).
Les An­nales (Gli An­nali).
Les Propos (I Propositi).
Les En­tretiens philosophiques (I Dialoghi filosofici).
Les Di­scus­sions philosophiques (Le Di­scus­sioni filosofiche).
Le Livre des en­tretiens ou des di­scours moraux (Il Libro dei dialoghi o dei di­scorsi morali).
Di­scours et pa­roles (Di­scorsi e pa­role).
Aphorismes (Aforismi).
Con­ver­sa­tions avec ses di­sciples (Con­ver­sazioni con i suoi di­scepoli).
Liber sen­ten­tiarum (Il Libro delle sen­tenze).
Ra­tiocinan­tium ser­mones (I Dialoghi dei razionalisti).
Dis­sertæ sen­ten­tiæ.
Lén-yù.
Luen yu.
Louen yu.
Loung yu.
Lien-yu.
Liun iu.
Liun-ju.
Loun-yu.
Loun iu.
Lún-iù.
Da non con­fon­dere con :
Les En­tretiens familiers de Con­fucius (I Dialoghi familiari di Con­fucio) (Kongzi jiayu) che for­mano una sorta di sup­plemento eterodosso alla rac­colta dei Dialoghi.
che riful­gono il suo ar­dente amore per l’umanità e la sua morale su­blime, at­tinta alle fonti del buon senso ; è lì che si manifesta la sua cos­tante pre­oc­cupazione di res­tituire alla na­tura umana quel primo lus­tro ricevuto dal Cielo, ma oscurato dalle tenebre del­l’ignoran­za. Non ci si stupirà dun­que se i padri gesuiti, che lo fecero co­noscere e am­mirare al­l’Europa sotto il nome la­tiniz­zato di Con­fucio, con­cepirono per lui un en­tusiasmo pari a quello dei cinesi. Videro nei suoi Dialoghi le perle della Cina o qual­cosa di an­cor più grande prez­zo, poiché pre­tiosior est cunc­tis opibus [sapien­tia] (la sapienza è più pre­ziosa delle perle)3Pr 3,15 (trad. La Bible : traduc­tion of­ficielle litur­gique (La Bib­bia : traduzione uf­ficiale litur­gica)).. E con­clusero che « questi in­segnamenti non sono buoni sol­tanto per le genti della Cina, ma […] che vi sono pochi fran­cesi che non si stimereb­bero […] as­sai felici se potes­sero met­terli in pra­tica ». Vol­taire stes­so, con­quis­ta­to, ap­pese nel suo gabinetto un ritratto del sag­gio cinese, ai piedi del quale pose questi quat­tro versi :

« Della sola ragione salutare in­ter­prete,
Senza ab­bagliare il mon­do, il­luminando gli spiriti,
Egli non parlò che da sag­gio e mai da profeta ;
Ep­pure gli si credet­te, e per­sino nel suo paese. »

Vol­taire. « De la Chine » (« Della Cina »). Œuvres com­plètes de Vol­taire (Opere com­plete di Vol­taire), vol. 40, Ques­tions sur l’En­cyclopédie, par des ama­teurs (Ques­tioni sul­l’En­ciclopedia, da dilet­tanti), IV, César-Égalité (Cesare-Eguaglianza). Ox­ford : Vol­taire Foun­da­tion, 2009.

L’Evidenza della retta ragione

Con­siderata sotto il duplice rap­porto della morale e della po­litica, la dot­trina di Con­fucio si pa­ra­gona a quella che Socrate in­segnava verso la stessa epoca. « Amici della ragione, nemici del­l’en­tusiasmo » (Vol­taire), Con­fucio e Socrate hanno rives­tito la sag­gezza an­tica di quella dol­cez­za, di quella eviden­za, di quella calma ca­paci di toc­care gli spiriti più rudi. Mai, for­se, lo spirito umano fu più degnamente rap­presen­tato che da questi due uomini. Superiori per la loro filosofia, non lo erano meno per il loro giudizio. Sapevano sem­pre fin dove bisogna an­dare e dove bisogna fer­mar­si. E se, tut­tavia, si al­lon­tanavano dalla retta via, il loro buon senso ve li ricon­doceva, in che hanno un van­tag­gio con­siderevole su molti filosofi del nos­tro tempo che hanno ragionamenti così con­tor­ti, così fal­si, sot­tigliezze così spaven­tose, che fa­ticano a ca­pirsi essi stes­si. « Il Maes­tro disse : “Nes­suno pen­serebbe di uscire al­trimenti che dalla por­ta. Per­ché le genti cer­cano di cam­minare fuori dalla Via ?” » (VI.17)

Si rim­pian­gerà, dun­que, l’opinione di Hegel il quale, non trovando nei Dialoghi al­cuno di quegli smar­rimenti che egli chiamava filosofia, troncò con una pa­rola ter­ribile : « sarebbe stato meglio per la reputazione di Con­fucio che non si fosse tradotta la sua opera »4Hegel, Georg Wilhelm Friedrich. Leçons sur l’his­toire de la philosophie (Lezioni sulla storia della filosofia), trad. dal tedesco di Jean Gibelin. Pa­rigi : Gal­limard, 1954.. Questo di­sprezzo tutto ger­manico è tanto più strano in quanto la Ger­mania pos­siede, con le Con­ver­sazioni di Goethe, un libro eminen­temente vicino sia per la sua serena bel­lezza sia per la pre­senza vivente di un Maes­tro. Che non ci si in­ganni ! Giudicare Con­fucio in­degno di es­sere tradotto significa riget­tare la ragione stessa — « quella verità in­teriore che è nel­l’anima di tutti gli uomini, e che il nos­tro filosofo con­sul­tava senza posa [per] con­durre tutte le sue pa­role » (Jean de Labrune).

La Via del saggio

Come tanti al­tri « istitutori » del genere umano, come il Bud­dha in In­dia, Zara­thus­tra in Per­sia, Con­fucio non era uno scrit­tore, ma un Maes­tro che lasciò ai suoi di­scepoli il com­pito di trascrivere i suoi in­segnamen­ti. Del res­to, es­traneo ai grandi di­scorsi e al­l’eloquenza fuori luogo, egli pre­feriva loro un at­teg­giamento rac­col­to, « come quello di un musicista chinato sul suo strumento per trarne le più belle melodie »5Secondo la luminosa im­magine di An­toine-Joseph As­saf.. Giun­geva tal­volta a sos­pirare : « Vor­rei non par­lare più ». Ai di­scepoli che si com­movevano dei suoi silen­zi, ribat­teva con una maestà quasi cosmica : « Il Cielo parla forse ? Ep­pure le quat­tro stagioni seguono il loro cor­so, ep­pure le cento crea­ture nascono. Il Cielo parla forse ? » (XVII.19)

Dichiarava umil­mente a chi voleva udirlo : « Io trasmet­to, non in­vento nulla […] e amo l’An­tichità » (VII.1). Questo ruolo di tramite dei riti (li), del sapere (zhi), del senso di umanità (ren), lo as­sol­veva con dedizione, con dignità ; non senza pas­sare per profondi ab­bat­timen­ti, sapendo quanto « la sua mis­sione è pesan­te, e la sua strada è lunga » (VIII.7). Tut­tavia, si in­corag­giava al pen­siero di com­piere un vero e proprio man­dato celeste : « Il re Wen è mor­to. Ora, non sono forse io che sono in­ves­tito del deposito della civiltà ? Se il Cielo avesse giurato la sua per­dita, per­ché l’avrebbe af­fidato a un mor­tale come me ? E se il Cielo ha deciso di pre­ser­vare questo deposito, che cosa ho da temere dalle genti di Kuang ? » (IX.5)

L’Impero della virtù

Una pa­rola frequente nei Dialoghi è quella di « uomo onesto » (junzi), che designava originariamente un gen­tiluomo nato da nobile stirpe e famiglia, ma a cui Con­fucio dà un senso nuovo sos­tituendo l’aris­tocrazia del cuore a quella del san­gue. L’uomo di qualità non si definisce più per la nascita che riceve dalle mani del caso, bensì per l’elevazione morale e la sen­sibilità che acquisisce grazie allo studio6Come ricorda Cyrille Javary, la Fran­cia at­ten­derà ven­titré secoli dopo Con­fucio per vedere Figaro, il cameriere del con­te, riven­dicare sen­timenti di uguaglianza e di rivin­cita con­tro i privilegi del suo padrone : « Signor Conte […]. Per­ché siete un gran signore, vi credete un gran genio !… Nobil­tà, for­tuna, un ran­go, dei posti ; tutto ciò rende così fieri ! Che cosa avete fatto per tanti beni ? Vi siete dato la pena di nascere, e nulla più. Del res­to, uomo ab­bas­tanza or­dinario ! Men­tre io », ecc.. Simile alla « stella Po­lare » (II.1), im­mutabile e cen­trale, non si pre­oc­cupa di non es­sere notato ; cerca piut­tosto di fare qual­cosa di notevole : « Il Maes­tro disse : “Non è una di­sgrazia es­sere misconosciuti dagli uomini, ma è una di­sgrazia misconoscer­li” » (I.16). Dove trovare una mas­sima più bel­la, un’in­dif­ferenza più grande riguardo alla gloria e ai suc­cessi ? Che im­por­ta, in definitiva, che Con­fucio sia rimas­to, per tutta la sua vita, un sovrano senza corona ? Ha cos­truito un Im­pero le cui fron­tiere in­visibili si es­ten­dono fino a quelle del­l’umanità.


Per approfondire

Intorno a I Dialoghi di Confucio

Citazioni

« 子曰:「不知命,無以爲君子也;不知禮,無以立也;不知言,無以知人也。」 »

論語 su Wikisource 中文, [on­line], con­sul­tato il 15 aprile 2026.

« Con­fucio dice : “Chi non co­nosce il des­tino non può vivere da uomo ones­to. Chi non co­nosce i riti non sa come com­por­tar­si. Chi non co­nosce il senso delle pa­role non può co­noscere gli uomini”. »

Con­fucio. Les En­tretiens de Con­fucius (I Dialoghi di Con­fucio), trad. dal cinese di Pierre Ryck­mans, pref. di René Étiem­ble. Pa­rigi : Gal­limard, coll. « Con­nais­sance de l’Orient », 1987.

« Il Maes­tro disse : “Chi non co­nosce il suo des­tino non saprebbe es­sere un uomo di bene ; chi non co­nosce i riti non saprebbe tenere il suo rango ; chi non co­nosce il senso delle pa­role non saprebbe giudicare gli uomini”. »

Con­fucio. Les En­tretiens de Con­fucius et de ses di­sciples (I Dialoghi di Con­fucio e dei suoi di­scepoli), trad. dal cinese di Jean Levi. Pa­rigi : A. Michel, coll. « Spiritualités vivan­tes », 2016 ; ried. con il titolo Entretiens (Dialoghi), Pa­rigi : Les Bel­les Let­tres, 2019.

« Il Maes­tro disse : “Chi non riconosce il decreto celeste non saprebbe es­sere uomo di bene. Chi non pos­siede i riti non saprebbe af­fer­mar­si. Chi non co­nosce il valore delle pa­role non saprebbe co­noscere gli uomini”. »

Con­fucio. Les En­tretiens (I Dialoghi), trad. dal cinese di Anne Cheng. Pa­rigi : Éditions du Seuil, coll. « Poin­ts. Sages­ses », 1981.

« Con­fucio dice : “Senza co­noscenza del des­tino, non si saprebbe divenire un uomo di qualità. Senza co­noscenza della cor­tesia, non ci si saprebbe at­tenere ad es­sa. Senza co­noscenza del senso delle pa­role, non si potreb­bero com­pren­dere gli uomini”. »

Con­fucio. Les En­tretiens de Con­fucius et de ses di­sciples (I Dialoghi di Con­fucio e dei suoi di­scepoli), trad. dal cinese di An­dré Lévy. Pa­rigi : Flam­marion, coll. « GF », 1994.

« Con­fucio dice : “Se non si co­nosce il des­tino, nulla per­mette di es­sere un uomo di bene. Se non si co­noscono i riti, nulla per­mette di stabilirsi nella società. Se non si co­nosce il senso delle pa­role, nulla per­mette di co­noscere gli uomini !” »

Philosophes con­fucianis­tes (Filosofi con­fuciani), trad. dal cinese di Char­les Le Blanc e Rémi Ma­thieu. Pa­rigi : Gal­limard, coll. « Bibliothèque de la Pléiade », 2009.

« Il filosofo dice : “Se non ci si crede in­caricati di com­piere una mis­sione, un man­da­to, non si può es­sere con­siderati come un uomo superiore.

Se non si co­noscono i riti o le leggi che regolano le relazioni sociali, non si ha nulla su cui fis­sare la propria con­dot­ta.

Se non si co­nosce il valore delle pa­role degli uomini, non si co­noscono essi stes­si”. »

Con­fucio e Men­cio. Les Qua­tre Livres de philosophie morale et po­litique de la Chine (I Quat­tro Libri di filosofia morale e po­litica della Cina), trad. dal cinese di Guil­laume Pauthier. Pa­rigi : Char­pen­tier, 1841.

« Il Maes­tro : “Chi non co­nosce il decreto non saprebbe divenire un uomo nobile. Chi non co­nosce i riti non saprebbe com­por­tar­si. Chi non co­nosce le pa­role non saprebbe co­noscere gli uomini”. »

Con­fucio. Le Livre de la sagesse de Con­fucius (Il Libro della sag­gezza di Con­fucio), trad. dal cinese di Eulalie Steens. Monaco ; Pa­rigi : Éditions du Rocher, coll. « Les Grands Tex­tes spirituels », 1996.

« Il Maes­tro disse : “Colui che non co­nosce la volontà del Cielo (la legge na­turale) non sarà mai un sag­gio. Colui che non co­nosce le regole e gli usi non sarà cos­tante nella sua con­dot­ta. Colui che non sa di­scer­nere il vero dal falso nei di­scorsi degli uomini non può co­noscere gli uomini”. »

Con­fucio e Men­cio. Les Qua­tre Livres (I Quat­tro Libri), trad. dal cinese in fran­cese e in la­tino di Séraphin Couvreur. Hejian : Im­primerie de la mis­sion ca­tholique, 1895.

« Magis­ter ait : “Qui non cognoscit Cæli man­da­ta, non habet quo fiat sapiens vir. Qui non novit ritus, non habet quo con­sis­tat, id est, non habet cer­tam legem qua con­stan­ter se dirigat. Qui nescit di­scer­nere (examinare et æs­timare) hominum dic­ta, non habet quo noscat homines”. »

Con­fucio e Men­cio. Les Qua­tre Livres (I Quat­tro Libri), trad. dal cinese in fran­cese e in la­tino di Séraphin Couvreur. Hejian : Im­primerie de la mis­sion ca­tholique, 1895.

« Il Maes­tro disse : “Colui che non co­nosce il decreto celeste non saprebbe es­sere un uomo onorevole. Colui che non co­nosce le regole e gli usi non saprebbe raf­for­zar­si. Colui che non co­nosce il senso dei di­scorsi non può co­noscere gli uomini”. »

Con­fucio. En­tretiens du Maître avec ses di­sciples (Dialoghi del Maes­tro con i suoi di­scepoli), trad. dal cinese di Séraphin Couvreur, rev. della trad. e postf. di Muriel Baryos­her-Chemouny. Pa­rigi : Éd. Mille et une nuits, coll. « Mille et une nuits », 1997 ; ried. con il titolo Pa­roles de Con­fucius, En­tretiens (Pa­role di Con­fucio, Dialoghi), Pa­rigi : Hugo poche, coll. « Hugo poche : sages­ses », 2023.

« Con­fucii ef­fa­tum : “Nec sapien­tiam ap­prehen­dere, qui Cæli legem ; nec in vir­tute stare, qui rituum hones­ta­tem ; nec homines potest dignoscere, qui ver­borum ar­tem ignora­t”. »

Con­fucio e Men­cio. Sinen­sis im­perii libri clas­sici sex, trad. dal cinese in la­tino di Fra­nçois Noël. Praga : per J. J. Kamenic­ky, 1711.

« Con­fucio diceva : “Non si può giun­gere alla sag­gezza se non si co­nosce la legge del cielo, né raf­for­zarsi nella virtù se si ignorano i riti del­l’ones­tà, né di­scer­nere gli uomini se non si co­nosce l’arte del par­lare”. »

Con­fucio e Men­cio. Les Livres clas­siques de l’Em­pire de la Chine (I Libri clas­sici del­l’Im­pero della Cina), trad. in­diretta dal la­tino di Fra­nçois-An­dré-Adrien Pluquet, basata su quella di Fra­nçois Noël. Pa­rigi : de Bure ; Bar­rois aîné e Bar­rois jeune, 1784.

« Con­fucius aiebat : “Qui non s[c]it, adeoque nec credit dari Cœli man­da­tum et Providen­tiam, id est, qui non in­tel­ligit et credit pros­pera et ad­ver­sa, vitam et mor­tem, etc. a Cœli nutu con­silioque pen­dere (vel, ut ex­ponunt alii, qui non cognoscit lumen ra­tionis cœlitus in­ditum esse mor­talibus, ad quod vitæ suæ ra­tiones om­nes com­ponat, et quæ prava sunt, fugiat, quæ rec­ta, prosequa­tur), vir hujusmodi profecto non habebit quo evadat probus ac sapiens ; quin imo multa com­mit­tet homine in­digna, dum quæ il­licita sunt, vel supra vires suas, con­sec­tabitur, vel iis malis, quæ frus­tra co­nabitur ef­fugere, suc­cum­bet.

Quisquis ignorat decorum cujusque rei et modum, nec­non ritus of­ficiaque civilia, quæ societa­tis humanæ vin­cula quædam sunt, ac proprium cujusque hominis decus et fir­mamen­tum, non habebit is quo eriga­tur aut evadat vir gravis et con­stans, et sibi aliisque utilis ; labetur enim as­sidue, fluc­tuabit in­cer­tus, et ip­sius quoque vir­tutis, si quam forte adep­tus est, jac­turam aliquando faciet.

Lin­gua cor­dis in­dex est ; nec raro quidquid in toto la­tet homine, brevis ejusdem prodit ora­tio. Quocirca quisquis non in­tel­ligit ser­mones hominum, sic ut apte di­scer­nat quam rec­te, quam per­peram quid dica­tur, non habebit quo per­spec­tos habeat ip­sos homines : er­rores il­lorum scilicet, in­dolem, con­silia, facul­ta­tes.

Porro quisquis hæc tria — Cœli, in­quam, providen­tiam, rerum modum, ip­sos denique homines — probe cognoverit, itaque vixerit, ut huic cognitioni vita moribusque res­pon­deat, is om­nino dici poterit par­tes om­nes rari sapien­tis, et qui longe supra vul­gus emineat, ex­plevis­se”. »

Con­fucio. Con­fucius Sinarum philosophus, sive Scien­tia sinen­sis la­tine ex­posita, trad. dal cinese in la­tino di Pros­pero In­tor­cet­ta, Chris­tian Herd­trich, Fra­nçois de Rougemont e Philippe Couplet. Pa­rigi : D. Hor­themels, 1687.

« Chi non co­nosce gli or­dini del Cielo e la Prov­viden­za, chi non crede che la pros­perità e l’av­ver­sità, la vita e la mor­te, ecc. dipen­dano dalla volontà e dal con­siglio del Cielo, e chi non riconosce che la luce della ragione è un dono che il Cielo fa ai mor­tali, e al quale bisogna con­for­mare tutti i movimenti della nos­tra vita, es­sendo la regola del male e del bene, di ciò che bisogna fug­gire e di ciò che bisogna ab­brac­ciare ; cer­tamente un uomo sif­fatto non potrà mai divenire uomo di bene e sag­gio, ben lungi da ciò, non man­cherà di fare molte cose in­degne di un uomo, si por­terà a cose il­lecite o al di sopra delle sue for­ze, e soc­com­berà a mali che ten­terà in­vano di evitare.

Colui che ignora la con­venienza e il modo di ogni cosa, i cos­tumi e i doveri reciproci che sono come i legami della società umana e l’or­namento par­ticolare di ciascuno ; non si eleverà mai a nul­la, e non giun­gerà mai ad es­sere un uomo d’im­por­tan­za, grave, cos­tante e utile ai suoi e agli al­tri ; ma cadrà con­tinuamen­te, gal­leg­gerà in una per­petua in­cer­tez­za, e se avrà an­che ac­quisito qual­che vir­tù, in­fine un giorno la per­derà.

La lin­gua è il segno o l’in­dice del cuore, e spesso una pic­cola pa­rola sfug­gita scopre tutto ciò che un uomo ha nello spirito ; per­ciò chiun­que non in­tende i di­scorsi degli uomini, in modo da non di­scer­nere gius­tamente quanto una cosa sarà bene o male detta a proposito, non sarà ca­pace di co­noscere il fondo e l’in­terno degli uomini, i loro er­rori, la loro na­tura, i loro di­segni, e fin dove si es­tende o non si es­tende la loro ca­pacità.

Or, chiun­que co­noscerà bene queste tre cose — la prov­videnza del Cielo, il modo par­ticolare delle cose, l’in­terno degli uomini, e che si sarà gover­nato in modo tale che la sua vita e i suoi cos­tumi avranno ris­posto a questa co­noscen­za, si potrà as­solutamente dire che avrà riem­pito tutte le parti di un uomo raro, sag­gio e molto al di sopra della media. »

Con­fucio. Con­fucius, ou La Science des prin­ces con­tenant les prin­cipes de la religion, de la morale par­ticulière, du gouver­nement po­litique des an­ciens em­pereurs et magis­trats de la Chine (Con­fucio, o La Scienza dei prin­cipi con­tenente i prin­cìpi della religione, della morale par­ticolare, del governo po­litico degli an­ti­chi im­pera­tori e magis­trati della Cina), manoscritto n° 2331, trad. in­diretta dal la­tino di Fra­nçois Ber­nier, basata su quella di Pros­pero In­tor­cet­ta, Chris­tian Herd­trich, Fra­nçois de Rougemont e Philippe Couplet. Pa­rigi, Bibliothèque de l’Ar­senal, 1687 ; ried. (pref. di Syl­vie Taus­sig, nota sinologica di Thierry Meynar­d), Pa­rigi : Le Félin, coll. « Les Mar­ches du temps », 2015.

« Dsü dixit : “Ignorans man­da­tum haud evadet vir prin­cipalis.

Ignorans ritus haud ad con­sis­ten­dum.

Ignorans verba haud ad noscen­dum homines”. »

Con­fucio. Werke des chinesischen Weisen Khun­g-Fu-Dsü und seiner Schüler (Opere del sag­gio cinese Khun­g-Fu-Dsü e dei suoi di­scepoli), t. II, trad. dal cinese in tedesco e in la­tino di Wilhelm Schott. Ber­lino : C. H. Jonas, 1832.

« Philosophus ait : “Qui non agnoscit Cæli providen­tiam, non habet unde fiat sapiens. Qui haud noscit ritus, non habet unde con­sis­tat. Qui non di­scer­nit ser­mones, non habet unde cognoscat homines”. »

Cur­sus lit­tera­turæ sinicæ neo-mis­sionariis ac­com­moda­tus, t. II. Studium clas­sicorum, trad. dal cinese in la­tino di An­gelo Zot­toli. Shan­ghai : Mis­sionis ca­tholicæ, 1879.

« Il sag­gio dice : “Colui che non riconosce e non di­scerne l’or­dine del Cielo non può es­sere un uomo nobile. Colui che non co­nosce gli usi non si man­ter­rà. Colui che non com­prende il senso esatto delle pa­role non può com­pren­dere le gen­ti”. »

Leslie, Donald Daniel. Confucius (Confucio), studio seguito dai Dialoghi di Con­fucio, trad. in­diretta dal­l’ebraico di Zacharie Ma­yani, basata su quella di Donald Daniel Leslie. Pa­rigi : Seghers, coll. « Philosophes de tous les temps », 1962.

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Yoto Yotov

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