Colui che cercava se stesso: grandezza e solitudine di Eraclito
Tradotto dal francese
Eraclito di Efeso ci giunge, dal fondo dei secoli, attraverso i frammenti di un rotolo depositato, nel V secolo a.C., nel tempio di Artemide. Si discute ancora per sapere se quel rotolo fosse un trattato continuo, o se consistesse in pensieri isolati, come quelli che il caso delle citazioni ci ha conservato. Eraclito vi si esprimeva, in ogni caso, in uno stile sibillino, conciso, atto a stupire; assumeva al contempo il tono di un profeta e il linguaggio di un filosofo. Di qui, quell’epiteto di Oscuro o Tenebroso (Σκοτεινός) così spesso accostato al suo nome, ma che non mi pare meno esagerato: « Certo [la sua] lettura è di un approccio aspro e difficile. La notte è buia, le tenebre sono fitte. Ma se un iniziato ti guida, vedrai chiaro in questo libro più che in pieno sole » (Antologia greca, dal manoscritto palatino). I frammenti che ci sono rimasti della sua dottrina sono come i bagliori di un temporale che si fosse misteriosamente ritirato, squarciando la notte presocratica di un fuoco paragonabile a nessun altro. Hegel, ripercorrendo lo sgorgare della « luce del pensiero », riconosce in Eraclito la figura più radiosamente centrale. Heidegger rincarò: « Eraclito è soprannominato “l’Oscuro”. Orbene, egli è il Chiaro. Poiché dice ciò che rischiara, cercando di invitare la sua luce a entrare nel linguaggio del pensiero »1Heidegger, Martin, Essais et Conférences (Saggi e Conferenze), trad. dal tedesco di André Préau, pref. di Jean Beaufret, Parigi: Gallimard, coll. « Les Essais », 1958..
La Regalità del rifiuto
A questa apparente oscurità si aggiungeva in Eraclito un fondo d’orgoglio e di disprezzo per i suoi simili. Poiché quando un filosofo è fiero, non lo è mai a metà. Principe ereditario, abbandonò senza rimpianto la dignità regale al fratello, poi rifiutò di legiferare per una città che giudicava irrimediabilmente « sotto il dominio di una cattiva costituzione » (πονηρᾷ πολιτείᾳ). Eccolo ritirato nel santuario di Artemide, a giocare agli astragali con dei bambini. Si affollavano dei curiosi intorno a lui? Egli lanciava loro:
« Perché vi stupite, mascalzoni? Non è forse meglio fare questo che condurre con voi la vita della città? » (Τί, ὦ κάκιστοι, θαυμάζετε ; Ἢ οὐ κρεῖττον τοῦτο ποιεῖν ἢ μεθ’ ὑμῶν πολιτεύεσθαι ;)
Diogene Laerzio, Libro IX, trad. dal greco di Jacques Brunschwig, in Vies et Doctrines des philosophes illustres (Vite e dottrine dei filosofi illustri), trad. sotto la dir. di Marie-Odile Goulet-Cazé, Parigi: Librairie générale française, coll. « La Pochothèque », 1999.
Questo saggio non aveva bisogno di nessuno, disprezzando perfino la compagnia dei dotti. Tuttavia, non era un uomo insensibile; e quando si affliggeva per le sventure che tessevano l’esistenza umana, le lacrime gli salivano agli occhi. « Ho cercato me stesso » (Ἐδιζησάμην ἐμεωυτόν), confessa, come se fosse l’unico a realizzare veramente il precetto delfico « Conosci te stesso ». Nietzsche avvertirà il terrore sacro di questa autarchia: « non si può indovinare », dirà il filosofo della volontà di potenza, « quale sia stato il sentimento di solitudine che penetrava l’eremita efesino del tempio di Artemide, se non ci si ritrova pietrificati dallo sgomento nella montagna più deserta e più selvaggia »2Nietzsche, Friedrich, La Philosophie à l’époque tragique des Grecs (La Filosofia nell’epoca tragica dei Greci), trad. dal tedesco di Michel Haar e Marc de Launay, in Œuvres (Opere). I, trad. sotto la dir. di Marc de Launay, Parigi: Gallimard, coll. « Bibliothèque de la Pléiade », 2000..
La Vertigine dello scorrimento universale
Mentre all’altra estremità del mondo greco, la scuola di Elea irrigidiva l’essere in un’immobilità di ghiaccio, Eraclito concepisce l’unità come un fiume in perpetuo movimento, che rimane lo stesso, benché sempre diverso, le onde nuove sospingendo senza tregua le precedenti davanti a sé3Con questa immagine, Eraclito non dice soltanto che l’esistenza è votata alle vicissitudini e ai declini, ma che nessuna cosa è questo o quello: lo diventa. Il mondo somiglia al ciceone (κυκεών), quella miscela di vino, formaggio grattugiato e farina d’orzo, la cui consistenza densa deve la propria unità solo all’agitazione. Quando questa cessa, gli elementi si dissociano, il pesante ricade, e quella bevanda rituale non è più. Il movimento si rivela così costitutivo dell’unione dei contrari: « Anche il ciceone si decompone se non lo si rimescola » (Καὶ ὁ κυκεὼν διίσταται μὴ κινούμενος).. Contro l’illusione comune della persistenza, nulla è stabile: « Tutto scorre » (Πάντα ῥεῖ), « Tutto è divenire » (Hegel), « Tutte le cose […] oscillano incessantemente […]. Non dipingo l’essere. Dipingo il passaggio » (Montaigne).
Lo scorrimento di tutte le cose ha la conseguenza che tutto si converte nel suo contrario. Se l’essere non esiste che nel cambiamento, è fatalmente un punto intermedio tra due termini opposti; in ogni istante, ci si trova in presenza di quel limite inafferrabile in cui si toccano due qualità contrarie. Una legge terribile che si applica all’essere umano stesso, di cui ogni età è la morte della precedente:
« Il neonato non è forse scomparso nel fanciullo, e il fanciullo nel ragazzo, l’efebo nell’adolescente, l’adolescente nel giovane, poi […] l’uomo maturo nel vecchio […]? Forse […] la natura ci insegna silenziosamente a non temere la morte definitiva? »
Filone di Alessandria, De Iosepho, trad. dal greco di Jean Laporte, Parigi: Éditions du Cerf, coll. « Les Œuvres de Philon d’Alexandrie » (Le Opere di Filone di Alessandria), 1964.
L’Estetica del gioco cosmico
In cerca di un’affermazione tragica della vita, Nietzsche farà dell’eremita di Efeso il suo più prossimo antenato. « Il mondo, nel suo eterno bisogno di verità, ha […] eternamente bisogno di Eraclito », dichiarerà. E altrove:
« […] la frequentazione di Eraclito mi mette più a mio agio e mi conforta più di qualsiasi altra. L’acquiescenza all’impermanenza e all’annientamento; il “sì” detto alla contraddizione e alla guerra; il divenire, che implica il rifiuto della nozione stessa di “essere” — in ciò, devo riconoscere […] il pensiero più vicino al mio che sia mai stato concepito. »
Nietzsche, Friedrich, L’Antéchrist (L’Anticristo), seguito da Ecce homo, trad. dal tedesco di Jean-Claude Hémery, Parigi: Gallimard, coll. « Folio », 1974.
Ciò che il filosofo tedesco vi troverà soprattutto è l’antidoto al pessimismo schopenhaueriano. Lungi dal piegarsi sotto il giogo di presunte colpe, ingiustizie, contraddizioni, sofferenze, la realtà si affranca da ogni morale: essa è « un fanciullo che gioca, che muove pedine: regalità di un fanciullo » (παῖς […] παίζων, πεσσεύων· παιδὸς ἡ βασιληίη). Se Eraclito si mescolava al gioco di bambini chiassosi nel santuario di Artemide, è perché vi meditava già il « gioco del grande fanciullo-mondo », cioè Dio. La volontà di potenza si abbozza qui nella mente di Nietzsche: una forza artista che edifica e distrugge, con la sublime innocenza di un bambino che posa qua e là qualche sasso, o innalza mucchi di sabbia per rovesciarli di nuovo, al di là del bene e del male. È sulle orme dell’Oscuro che Nietzsche « si accinge a diventare l’Anticristo, ossia colui che rifiuta il significato morale del mondo ».
Per approfondire
Intorno a Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro)

Citazioni
« Ἀκοῦσαι οὐκ ἐπιστάμενοι οὐδ᾽ εἰπεῖν. • Ψυχῆς πείρατα ἰὼν οὐκ ἂν ἐξεύροιο πᾶσαν ἐπιπορευόμενος ὁδόν· οὕτω βαθὺν λόγον ἔχει. • Ποταμοῖς τοῖς αὐτοῖς ἐμβαίνομέν τε καὶ οὐκ ἐμβαίνομεν, εἶμέν τε καὶ οὐκ εἶμεν. »
Αποσπάσματα (Ηράκλειτος) su Wikisource ελληνικά, [in linea], consultato il 22 febbraio 2026.
« Non essendo versati nell’ascolto, non sanno neppure parlare. • Non troveresti i limiti dell’anima, nemmeno percorrendo tutte le strade, tanto il suo logos è profondo. • Entriamo e non entriamo negli stessi fiumi; siamo e non siamo. »
Eraclito di Efeso, Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro), trad. dal greco di Jean Bouchart d’Orval, pref. di Constantin Fotinas. Montreal: Éditions du Roseau, 1997; ried., Gordes: Les Éditions du Relié, coll. « Poche », 2007.
« Non sapendo ascoltare, non sanno neppure parlare. • Non troveresti i limiti dell’anima, nemmeno percorrendo tutte le strade, tanto essa tiene un discorso (λόγον) profondo. • Entriamo e non entriamo negli stessi fiumi; (vi) siamo e non (vi) siamo. »
Eraclito di Efeso, Fragments (Frammenti), trad. dal greco di Marcel Conche, Parigi: Presses universitaires de France, coll. « Épiméthée », 1986; ried. con il titolo Fragments recomposés : présentés dans un ordre rationnel (Frammenti ricomposti: presentati in un ordine razionale), Parigi: PUF, 2017.
« Non sanno né ascoltare, né parlare. • Quand’anche percorressi tutti i cammini, non troveresti mai i limiti dell’anima, tanto la conoscenza che essa possiede è profonda. • Scendiamo negli stessi fiumi e non vi scendiamo; vi siamo e non vi siamo. »
Eraclito di Efeso, Fragments : citations et témoignages (Frammenti: citazioni e testimonianze), trad. dal greco di Jean-François Pradeau, Parigi: Flammarion, coll. « GF », 2002.
« Non sanno né ascoltare, né tantomeno parlare. • Limiti dell’anima, non sapresti trovarli proseguendo il tuo cammino
Per quanto lunga sia tutta la strada
Tanto è profondo il logos che essa racchiude. • Negli stessi fiumi
Entriamo e non entriamo
Siamo e non siamo. »Dumont, Jean-Paul (a cura di), Les Présocratiques (I Presocratici), trad. dal greco di Jean-Paul Dumont, con la collab. di Daniel Delattre e di Jean-Louis Poirier, Parigi: Gallimard, coll. « Bibliothèque de la Pléiade », 1988.
« Incapaci di ascoltare, né tantomeno (di) parlare. • E i limiti dell’anima, là dove vai, punto non scoprirai, nemmeno percorrendo tutte le strade, tanto profondo è il suo logos. • Nei fiumi medesimi entriamo e non entriamo punto, siamo e non siamo punto »
Eraclito di Efeso, Héraclite d’Éphèse, les vestiges (Eraclito di Efeso, le vestigia). III.3.B/i, Les Fragments du livre d’Héraclite (I Frammenti del libro di Eraclito), trad. dal greco di Serge Mouraviev [Sergueï Nikititch Mouraviev], Sankt Augustin: Academia Verlag, coll. « Heraclitea », 2006.
« Costoro che non sanno né ascoltare né parlare. • I limiti dell’anima, non sapresti raggiungerli, nemmeno facendo tutta la strada, tanto essa ha un logos profondo. • Negli stessi fiumi, entriamo e non entriamo, siamo e non siamo. »
Eraclito di Efeso, Les Fragments d’Héraclite (I Frammenti di Eraclito), trad. dal greco di Roger Munier, Tolosa: Fata Morgana, coll. « Les Immémoriaux », 1991.
« Uomini, che odono e parlano senza sapere. • Le frontiere dell’anima, non sapresti raggiungerle per quanto lontano, su tutte le strade, ti conducano i tuoi passi: così profonda è la parola che la abita. • Entriamo e non entriamo negli stessi fiumi, siamo e non siamo. »
Battistini, Yves (a cura di), Trois Contemporains : Héraclite, Parménide, Empédocle (Tre Contemporanei: Eraclito, Parmenide, Empedocle), trad. dal greco di Yves Battistini, Parigi: Gallimard, coll. « Les Essais », 1955; ried. ampliata con il titolo Trois Présocratiques (Tre Presocratici), Parigi: Gallimard, coll. « Idées », 1968.
« Non sanno né ascoltare né parlare. • [lacuna] • Scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, siamo e non siamo. »
Tannery, Paul, Pour l’histoire de la science hellène : de Thalès à Empédocle (Per la storia della scienza ellenica: da Talete a Empedocle), Parigi: F. Alcan, 1887; ried. (pref. di Federigo Enriques), Parigi: Gauthier-Villars, 1930.
« Costoro che non sanno né ascoltare né parlare. • Non si possono trovare i limiti dell’anima, qualunque cammino si prenda, tanto essi sono profondamente sprofondati. • Scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume; siamo e non siamo. »
Voilquin, Jean (a cura di), Les Penseurs grecs avant Socrate : de Thalès de Milet à Prodicos (I Pensatori greci prima di Socrate: da Talete di Mileto a Prodico), trad. dal greco di Jean Voilquin, Parigi: Librairie Garnier Frères, coll. « Classiques Garnier », 1941; ried., Parigi: Garnier-Flammarion, coll. « GF », 1964.
« Non essendo capaci di ascoltare, né tantomeno di parlare. • Dei limiti alla “psukhè” durante il suo viaggio, non ne scoprirebbe, colui che percorresse tutti i cammini: essa ha un logos così profondo. • Negli stessi fiumi, entriamo e non entriamo, siamo e non siamo. »
Eraclito di Efeso, Fragments (Frammenti), trad. dal greco di Frédéric Roussille, con la collab. di Éliane Gaillard e François Barboux, Parigi: Éditions Findakly, 1984.
« Il godimento è lì, ma alcuni non sanno né vederlo né udirlo. • Non troverai mai i limiti del soffio vitale (“psyché”), nemmeno percorrendo tutte le strade, poiché la beatitudine del suo godimento è infinita. • Entriamo e non entriamo negli stessi fiumi, siamo e non siamo. »
Eraclito di Efeso, Les Fragments d’Héraclite (I Frammenti di Eraclito), trad. dal greco di Guy Massat, [Sucy-en-Brie]: Anfortas, 2018.
« Non sapendo ascoltare, non sanno neppure parlare. • [lacuna] • Negli stessi fiumi, entriamo e non entriamo; siamo e non siamo. »
Plazenet, Laurence (a cura di), Anthologie de la littérature grecque : de Troie à Byzance (Antologia della letteratura greca: da Troia a Bisanzio), trad. dal greco di Emmanuèle Blanc, [Parigi]: Gallimard, coll. « Folio Classique », 2020.
« Non sapendo né ascoltare né parlare. • I confini dell’anima, nella tua marcia, non li scoprirai, nemmeno percorrendo ogni cammino; essa contiene un logos così profondo. • Entriamo e non entriamo negli stessi fiumi, siamo e non siamo. »
Axelos, Kostas, Héraclite et la Philosophie : la première saisie de l’être en devenir de la totalité (Eraclito e la Filosofia: la prima presa dell’essere in divenire della totalità), Parigi: Les Éditions de Minuit, coll. « Arguments », 1962.
« Non sanno né udire, né parlare. • Non troveresti limite all’anima, nemmeno viaggiando su tutte le strade, tanto essa ha un logos profondo. • Entriamo e non entriamo negli stessi fiumi. Siamo e non siamo. »
Ramnoux, Clémence, Héraclite ou l’homme entre les choses et les mots (Eraclito o l’uomo tra le cose e le parole), pref. di Maurice Blanchot, Parigi: Les Belles Lettres, coll. « Collection d’études anciennes », 1959.
« Siccome non sanno ascoltare, non sanno neppure parlare. • I limiti del soffio, non li scoprirebbe sul suo cammino, l’uomo che li percorresse tutti. Così profonda è la ragione che esso tiene. • Negli stessi fiumi, entriamo e non entriamo, siamo e non siamo. »
Eraclito di Efeso, Héraclite ou la séparation (Eraclito o la separazione), trad. dal greco di Jean Bollack e Heinz Wismann. Parigi: Les Éditions de Minuit, coll. « Le Sens commun », 1972.
« Incapaci sono di ascoltare così come di parlare. • Il punto estremo dell’anima, non lo si saprebbe raggiungere camminando, nemmeno andando fino in fondo alla strada. Poiché la causa originaria profondamente in essa si estende. • Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo. Così come esistiamo e non esistiamo. »
Eraclito di Efeso, Les Fragments (I Frammenti), trad. dal greco di Simonne Jacquemard, seguito da Héraclite d’Éphèse ou le flamboiement de l’Obscur (Eraclito di Efeso o il fiammeggiare dell’Oscuro) della stessa, Parigi: Arfuyen, coll. « Ombre », 2003.
« Non sapendo né ascoltare né tantomeno parlare. • Non potresti scoprire i limiti dell’anima,
Nemmeno percorrendo tutte le strade,
Tanto essa cela un logos profondo. • Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo,
Siamo e non siamo. »Eraclito di Efeso, Éclats d’horizon : 150 fragments d’Héraclite d’Éphèse (Bagliori d’orizzonte: 150 frammenti di Eraclito di Efeso), trad. dal greco di Linda Rasoamanana, pref. di Yves Battistini, Nantes: Éd. Amalthée, 2007.
« Non sapendo ascoltare
Non sanno neppure parlare. • Termini dell’anima
Non li scoprirebbe
Colui che percorresse tutti i cammini
Tanto è profondo il logos che essa raccoglie. • Negli stessi fiumi
Entriamo e non entriamo
Siamo e non siamo. »Oriet, Blaise, Héraclite ou la philosophie (Eraclito o la filosofia), Parigi: L’Harmattan, coll. « Ouverture philosophique », 2011.
« Non sanno né ascoltare, né parlare. • I confini dell’anima, qualunque cammino tu percorra, non potresti scoprirli, tanto essa contiene di profonda ragione. • Scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, siamo e non siamo. »
Eraclito di Efeso, Doctrines philosophiques (Dottrine filosofiche), trad. dal greco di Maurice Solovine, Parigi: F. Alcan, 1931.
« [lacuna] • Non si possono trovare i limiti dell’anima, nemmeno facendo tutta la strada, tanto essa ha un λόγος profondo. • Entriamo e non entriamo, siamo e non siamo negli stessi fiumi. »
Weil, Simone, La Source grecque (La Sorgente greca), Parigi: Gallimard, coll. « Espoir », 1953.
« Non sapendo né ascoltare né parlare. • Non troverai i limiti dell’anima, qualunque sia la direzione in cui viaggi, tanto ne è profonda la misura. • Scendiamo e non scendiamo negli stessi fiumi; siamo e non siamo. »
Burnet, John, L’Aurore de la philosophie grecque (L’Aurora della filosofia greca), trad. dall’inglese di Auguste Reymond, Parigi: Payot & Cie, 1919.
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Registrazioni sonore
- Heinz Wismann a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Culture).
- Hervé Pasqua a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (YouTube).
- Jean-Claude Ameisen a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Inter).
- Jean-François Pradeau a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Culture).
- Jérôme Stéphan a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (Jérôme Stéphan).
- Kostas Axelos, Jean Beaufret e François Châtelet a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Culture).
- Marc Ballanfat a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Culture).
- Philippe Choulet a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Culture).
- Thibaut de Saint Maurice a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (France Culture).
- Émilie Hanns a proposito di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro). (Octopus, le philosophe à tentacules).
Opere a stampa
- Estratto di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) nella traduzione di Blaise Oriet (2011). (L’Harmattan).
- Estratto di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) nella traduzione di Jean-François Pradeau (2019). (Éditions Flammarion).
- Estratto di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) nella traduzione di Marcel Conche (2017). (Presses universitaires de France (PUF)).
- Traduzione indiretta di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Auguste Reymond, dalla traduzione di John Burnet (1919). (Google Livres).
- Traduzione indiretta di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Auguste Reymond, dalla traduzione di John Burnet (1919), copia. (Canadian Libraries).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (1887). (Google Livres).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (1887), copia. (Google Livres).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (1887), copia 2. (Canadian Libraries).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (1887), copia 3. (Google Livres).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (1887), copia 4. (Google Livres).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (1930). (Bibliothèque nationale de France (BnF)).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Paul Tannery (ed. elettronica). (Wikisource).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Simone Weil (1953). (Google Livres).
- Traduzione parziale di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Simone Weil (ed. elettronica). (Wikisource).
- Edizione e traduzione di Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro) di Guy Massat (ed. elettronica). (Guy Massat).
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