Colui che cercava se stesso: grandezza e solitudine di Eraclito

Tradotto dal fran­cese

Eraclito di Efeso ci giun­ge, dal fondo dei secoli, at­traverso i fram­menti di un rotolo deposita­to, nel V secolo a.C., nel tem­pio di Ar­temide. Si di­scute an­cora per sapere se quel rotolo fosse un trat­tato con­tinuo, o se con­sis­tesse in pen­sieri isola­ti, come quelli che il caso delle citazioni ci ha con­ser­va­to. Eraclito vi si es­primeva, in ogni caso, in uno stile sibil­lino, con­ciso, atto a stupire; as­sumeva al con­tempo il tono di un profeta e il lin­guag­gio di un filosofo. Di qui, quel­l’epiteto di Oscuro o Tenebroso (Σκοτεινός) così spesso ac­cos­tato al suo nome, ma che non mi pare meno esagera­to: « Certo [la sua] let­tura è di un ap­proc­cio as­pro e dif­ficile. La notte è buia, le tenebre sono fit­te. Ma se un iniziato ti guida, vedrai chiaro in questo libro più che in pieno sole » (An­tologia greca, dal manoscritto pala­tino). I fram­menti che ci sono rimasti della sua dot­trina sono come i bagliori di un tem­porale che si fosse mis­teriosamente ritira­to, squar­ciando la notte pre­socra­tica di un fuoco pa­ra­gonabile a nes­sun al­tro. Hegel, riper­cor­rendo lo sgor­gare della « luce del pen­siero », riconosce in Eraclito la figura più radiosamente cen­trale. Heideg­ger rin­carò: « Eraclito è sopran­nominato “l’Oscuro”. Or­bene, egli è il Chiaro. Poiché dice ciò che rischiara, cer­cando di in­vitare la sua luce a en­trare nel lin­guag­gio del pen­siero »1Heideg­ger, Mar­tin, Es­sais et Con­féren­ces (Saggi e Con­ferenze), trad. dal tedesco di An­dré Préau, pref. di Jean Beaufret, Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Les Es­sais », 1958..

La Regalità del rifiuto

A questa ap­parente oscurità si ag­giun­geva in Eraclito un fondo d’or­goglio e di di­sprezzo per i suoi simili. Poiché quando un filosofo è fiero, non lo è mai a metà. Prin­cipe ereditario, ab­ban­donò senza rim­pianto la dignità regale al fra­tel­lo, poi rifiutò di legiferare per una città che giudicava ir­rimediabil­mente « sotto il dominio di una cat­tiva cos­tituzione » (πονηρᾷ πολιτείᾳ). Ec­colo ritirato nel san­tuario di Ar­temide, a giocare agli as­tragali con dei bam­bini. Si af­fol­lavano dei curiosi in­torno a lui? Egli lan­ciava loro:

« Per­ché vi stupite, mascal­zoni? Non è forse meglio fare questo che con­durre con voi la vita della cit­tà? » (Τί, ὦ κάκιστοι, θαυμάζετε ; Ἢ οὐ κρεῖττον τοῦτο ποιεῖν ἢ μεθ’ ὑμῶν πολιτεύεσθαι ;)

Diogene Laer­zio, Libro IX, trad. dal greco di Jac­ques Brun­schwig, in Vies et Doc­trines des philosophes il­lus­tres (Vite e dot­trine dei filosofi il­lus­tri), trad. sotto la dir. di Marie-Odile Goulet-Cazé, Pa­rigi: Librairie générale fra­nçaise, coll. « La Pochothèque », 1999.

Questo sag­gio non aveva bisogno di nes­suno, di­sprez­zando per­fino la com­pagnia dei dot­ti. Tut­tavia, non era un uomo in­sen­sibile; e quando si af­flig­geva per le sven­ture che tes­sevano l’esis­tenza umana, le lacrime gli salivano agli oc­chi. « Ho cer­cato me stesso » (Ἐδιζησάμην ἐμεωυτόν), con­fes­sa, come se fosse l’unico a realiz­zare veramente il pre­cetto del­fico « Co­nosci te stesso ». Nietzsche av­ver­tirà il ter­rore sacro di questa autar­chia: « non si può in­dovinare », dirà il filosofo della volontà di poten­za, « quale sia stato il sen­timento di solitudine che penetrava l’eremita efesino del tem­pio di Ar­temide, se non ci si ritrova pietrificati dallo sgomento nella mon­tagna più deserta e più sel­vag­gia »2Nietzsche, Friedrich, La Philosophie à l’époque tragique des Grecs (La Filosofia nel­l’epoca tragica dei Greci), trad. dal tedesco di Michel Haar e Marc de Launay, in Œuvres (Opere). I, trad. sotto la dir. di Marc de Launay, Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Bibliothèque de la Pléiade », 2000..

La Vertigine dello scorrimento universale

Men­tre al­l’al­tra es­tremità del mondo greco, la scuola di Elea ir­rigidiva l’es­sere in un’im­mobilità di ghiac­cio, Eraclito con­cepisce l’unità come un fiume in per­petuo movimen­to, che rimane lo stes­so, ben­ché sem­pre diver­so, le onde nuove sos­pin­gendo senza tregua le pre­cedenti davanti a sé3Con questa im­magine, Eraclito non dice sol­tanto che l’esis­tenza è votata alle vicis­situdini e ai declini, ma che nes­suna cosa è questo o quel­lo: lo diventa. Il mondo somiglia al ciceone (κυκεών), quella miscela di vino, for­mag­gio grat­tugiato e farina d’or­zo, la cui con­sis­tenza densa deve la propria unità solo al­l’agitazione. Quando questa ces­sa, gli elementi si dis­sociano, il pesante ricade, e quella bevanda rituale non è più. Il movimento si rivela così cos­titutivo del­l’unione dei con­trari: « An­che il ciceone si decom­pone se non lo si rimescola » (Καὶ ὁ κυκεὼν διίσταται μὴ κινούμενος).. Con­tro l’il­lusione comune della per­sis­ten­za, nulla è stabile: « Tutto scorre » (Πάντα ῥεῖ), « Tutto è divenire » (Hegel), « Tutte le cose […] oscil­lano in­ces­san­temente […]. Non dipingo l’es­sere. Dipingo il pas­sag­gio » (Mon­taigne).

Lo scor­rimento di tutte le cose ha la con­seguenza che tutto si con­verte nel suo con­trario. Se l’es­sere non esiste che nel cam­biamen­to, è fa­tal­mente un punto in­ter­medio tra due ter­mini op­pos­ti; in ogni is­tan­te, ci si trova in pre­senza di quel limite inaf­fer­rabile in cui si toc­cano due qualità con­trarie. Una legge ter­ribile che si ap­plica al­l’es­sere umano stes­so, di cui ogni età è la morte della pre­ceden­te:

« Il neonato non è forse scom­parso nel fan­ciul­lo, e il fan­ciullo nel ragaz­zo, l’efebo nel­l’adolescen­te, l’adolescente nel giovane, poi […] l’uomo ma­turo nel vec­chio […]? Forse […] la na­tura ci in­segna silen­ziosamente a non temere la morte definitiva? »

Filone di Ales­san­dria, De Iosepho, trad. dal greco di Jean Lapor­te, Pa­rigi: Éditions du Cerf, coll. « Les Œuvres de Philon d’Alexan­drie » (Le Opere di Filone di Ales­san­dria), 1964.

L’Estetica del gioco cosmico

In cerca di un’af­fer­mazione tragica della vita, Nietzsche farà del­l’eremita di Efeso il suo più pros­simo an­tena­to. « Il mon­do, nel suo eterno bisogno di verità, ha […] eter­namente bisogno di Eraclito », dichiarerà. E al­trove:

« […] la frequen­tazione di Eraclito mi mette più a mio agio e mi con­forta più di qual­siasi al­tra. L’ac­quiescenza al­l’im­per­manenza e all’annientamento; il “sì” detto alla con­trad­dizione e alla guer­ra; il divenire, che im­plica il rifiuto della nozione stessa di “essere” — in ciò, devo riconoscere […] il pen­siero più vicino al mio che sia mai stato con­cepito. »

Nietzsche, Friedrich, L’Antéchrist (L’Anticristo), seguito da Ecce homo, trad. dal tedesco di Jean-Claude Hémery, Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Folio », 1974.

Ciò che il filosofo tedesco vi troverà soprat­tutto è l’an­tidoto al pes­simismo schopen­haueriano. Lungi dal piegarsi sotto il giogo di pre­sunte col­pe, in­gius­tizie, con­trad­dizioni, sof­feren­ze, la realtà si af­franca da ogni morale: essa è « un fan­ciullo che gioca, che muove pedine: regalità di un fan­ciullo » (παῖς […] παίζων, πεσσεύων· παιδὸς ἡ βασιληίη). Se Eraclito si mescolava al gioco di bam­bini chias­sosi nel san­tuario di Ar­temide, è per­ché vi meditava già il « gioco del grande fan­ciul­lo-mondo », cioè Dio. La volontà di potenza si ab­bozza qui nella mente di Nietzsche: una forza ar­tista che edifica e di­strug­ge, con la su­blime in­nocenza di un bam­bino che posa qua e là qual­che sas­so, o in­nalza muc­chi di sab­bia per rovesciarli di nuovo, al di là del bene e del male. È sulle orme del­l’Oscuro che Nietzsche « si ac­cinge a diven­tare l’Anticristo, os­sia colui che rifiuta il significato morale del mondo ».


Per approfondire

Intorno a Héraclite : la lumière de l’Obscur (Eraclito: la luce dell’Oscuro)

Citazioni

« Ἀκοῦσαι οὐκ ἐπιστάμενοι οὐδ᾽ εἰπεῖν. • Ψυχῆς πείρατα ἰὼν οὐκ ἂν ἐξεύροιο πᾶσαν ἐπιπορευόμενος ὁδόν· οὕτω βαθὺν λόγον ἔχει. • Ποταμοῖς τοῖς αὐτοῖς ἐμβαίνομέν τε καὶ οὐκ ἐμβαίνομεν, εἶμέν τε καὶ οὐκ εἶμεν. »

Αποσπάσματα (Ηράκλειτος) su Wikisource ελληνικά, [in linea], con­sul­tato il 22 feb­braio 2026.

« Non es­sendo ver­sati nel­l’ascol­to, non sanno nep­pure par­lare. • Non troveresti i limiti del­l’anima, nem­meno per­cor­rendo tutte le strade, tanto il suo logos è profon­do. • En­triamo e non en­triamo negli stessi fiumi; siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Héraclite : la lumière de l’Ob­scur (Eraclito: la luce del­l’Oscuro), trad. dal greco di Jean Bouchart d’Or­val, pref. di Con­stan­tin Fotinas. Mon­treal: Éditions du Roseau, 1997; ried., Gor­des: Les Éditions du Relié, coll. « Poche », 2007.

« Non sapendo ascol­tare, non sanno nep­pure par­lare. • Non troveresti i limiti del­l’anima, nem­meno per­cor­rendo tutte le strade, tanto essa tiene un di­scorso (λόγον) profon­do. • En­triamo e non en­triamo negli stessi fiumi; (vi) siamo e non (vi) siamo. »

Eraclito di Efeso, Fragments (Frammenti), trad. dal greco di Mar­cel Con­che, Pa­rigi: Pres­ses univer­sitaires de Fran­ce, coll. « Épiméthée », 1986; ried. con il titolo Frag­ments recom­posés : présen­tés dans un or­dre ra­tion­nel (Fram­menti ricom­pos­ti: pre­sen­tati in un or­dine razionale), Pa­rigi: PUF, 2017.

« Non sanno né ascol­tare, né par­lare. • Quan­d’an­che per­cor­ressi tutti i cam­mini, non troveresti mai i limiti del­l’anima, tanto la co­noscenza che essa pos­siede è profon­da. • Scen­diamo negli stessi fiumi e non vi scen­diamo; vi siamo e non vi siamo. »

Eraclito di Efeso, Frag­ments : cita­tions et témoignages (Fram­men­ti: citazioni e tes­timonianze), trad. dal greco di Jean-François Pradeau, Pa­rigi: Flam­marion, coll. « GF », 2002.

« Non sanno né ascol­tare, né tan­tomeno par­lare. • Limiti del­l’anima, non sapresti trovarli proseguendo il tuo cam­mino
Per quanto lunga sia tutta la strada
Tanto è profondo il logos che essa rac­chiude. • Negli stessi fiumi
En­triamo e non en­triamo
Siamo e non siamo. »

Dumont, Jean-Paul (a cura di), Les Présocra­tiques (I Pre­socra­tici), trad. dal greco di Jean-Paul Dumont, con la col­lab. di Daniel Delat­tre e di Jean-Louis Poirier, Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Bibliothèque de la Pléiade », 1988.

« In­capaci di ascol­tare, né tan­tomeno (di) par­lare. • E i limiti del­l’anima, là dove vai, punto non scoprirai, nem­meno per­cor­rendo tutte le strade, tanto profondo è il suo logos. • Nei fiumi medesimi en­triamo e non en­triamo pun­to, siamo e non siamo punto »

Eraclito di Efeso, Héraclite d’Éphèse, les ves­tiges (Eraclito di Efeso, le ves­tigia). III.3.­B/i, Les Frag­ments du livre d’Héraclite (I Fram­menti del libro di Eraclito), trad. dal greco di Serge Mouraviev [Ser­gueï Nikititch Mouraviev], Sankt Augus­tin: Academia Ver­lag, coll. « Heraclitea », 2006.

« Cos­toro che non sanno né ascol­tare né par­lare. • I limiti del­l’anima, non sapresti rag­giun­ger­li, nem­meno facendo tutta la strada, tanto essa ha un logos profon­do. • Negli stessi fiumi, en­triamo e non en­triamo, siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Les Frag­ments d’Héraclite (I Fram­menti di Eraclito), trad. dal greco di Roger Munier, Tolosa: Fata Mor­gana, coll. « Les Im­mémoriaux », 1991.

« Uomini, che odono e par­lano senza sapere. • Le fron­tiere del­l’anima, non sapresti rag­giun­gerle per quanto lon­tano, su tutte le strade, ti con­ducano i tuoi pas­si: così profonda è la parola che la abita. • En­triamo e non en­triamo negli stessi fiumi, siamo e non siamo. »

Bat­tis­tini, Yves (a cura di), Trois Con­tem­porains : Héraclite, Par­ménide, Em­pédocle (Tre Con­tem­poranei: Eraclito, Par­menide, Em­pedocle), trad. dal greco di Yves Bat­tis­tini, Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Les Es­sais », 1955; ried. am­pliata con il titolo Trois Présocra­tiques (Tre Pre­socra­tici), Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Idées », 1968.

« Non sanno né ascol­tare né par­lare. • [lacuna] • Scen­diamo e non scen­diamo nello stesso fiume, siamo e non siamo. »

Tan­nery, Paul, Pour l’his­toire de la science hel­lène : de Thalès à Em­pédocle (Per la storia della scienza el­lenica: da Talete a Em­pedocle), Pa­rigi: F. Al­can, 1887; ried. (pref. di Federigo En­riques), Pa­rigi: Gauthier-Vil­lars, 1930.

« Cos­toro che non sanno né ascol­tare né par­lare. • Non si pos­sono trovare i limiti del­l’anima, qualun­que cam­mino si pren­da, tanto essi sono profon­damente sprofon­da­ti. • Scen­diamo e non scen­diamo nello stesso fiume; siamo e non siamo. »

Voil­quin, Jean (a cura di), Les Pen­seurs grecs avant Socrate : de Thalès de Milet à Prodicos (I Pen­sa­tori greci prima di Socra­te: da Talete di Mileto a Prodico), trad. dal greco di Jean Voil­quin, Pa­rigi: Librairie Gar­nier Frères, coll. « Clas­siques Gar­nier », 1941; ried., Pa­rigi: Gar­nier-Flam­marion, coll. « GF », 1964.

« Non es­sendo ca­paci di ascol­tare, né tan­tomeno di par­lare. • Dei limiti alla “p­sukhè” durante il suo viag­gio, non ne scoprireb­be, colui che per­cor­resse tutti i cam­mini: essa ha un logos così profon­do. • Negli stessi fiumi, en­triamo e non en­triamo, siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Fragments (Frammenti), trad. dal greco di Frédéric Rous­sil­le, con la col­lab. di Éliane Gail­lard e Fra­nçois Bar­boux, Pa­rigi: Éditions Fin­dakly, 1984.

« Il godimento è lì, ma al­cuni non sanno né vederlo né udir­lo. • Non troverai mai i limiti del sof­fio vitale (“p­syché”), nem­meno per­cor­rendo tutte le strade, poiché la bea­titudine del suo godimento è in­finita. • En­triamo e non en­triamo negli stessi fiumi, siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Les Frag­ments d’Héraclite (I Fram­menti di Eraclito), trad. dal greco di Guy Mas­sat, [Sucy-en-Brie]: An­for­tas, 2018.

« Non sapendo ascol­tare, non sanno nep­pure par­lare. • [lacuna] • Negli stessi fiumi, en­triamo e non en­triamo; siamo e non siamo. »

Plazenet, Laurence (a cura di), An­thologie de la lit­téra­ture grec­que : de Troie à Byzance (An­tologia della let­tera­tura greca: da Troia a Bisan­zio), trad. dal greco di Em­manuèle Blanc, [Parigi]: Gal­limard, coll. « Folio Clas­sique », 2020.

« Non sapendo né ascol­tare né par­lare. • I con­fini del­l’anima, nella tua mar­cia, non li scoprirai, nem­meno per­cor­rendo ogni cam­mino; essa con­tiene un logos così profon­do. • En­triamo e non en­triamo negli stessi fiumi, siamo e non siamo. »

Axelos, Kos­tas, Héraclite et la Philosophie : la pre­mière saisie de l’être en devenir de la totalité (Eraclito e la Filosofia: la prima presa del­l’es­sere in divenire della totalità), Pa­rigi: Les Éditions de Minuit, coll. « Ar­guments », 1962.

« Non sanno né udire, né par­lare. • Non troveresti limite al­l’anima, nem­meno viag­giando su tutte le strade, tanto essa ha un logos profon­do. • En­triamo e non en­triamo negli stessi fiumi. Siamo e non siamo. »

Ram­noux, Clémen­ce, Héraclite ou l’homme en­tre les choses et les mots (Eraclito o l’uomo tra le cose e le pa­role), pref. di Maurice Blan­chot, Pa­rigi: Les Bel­les Let­tres, coll. « Col­lec­tion d’études an­cien­nes », 1959.

« Sic­come non sanno ascol­tare, non sanno nep­pure par­lare. • I limiti del sof­fio, non li scoprirebbe sul suo cam­mino, l’uomo che li per­cor­resse tut­ti. Così profonda è la ragione che esso tiene. • Negli stessi fiumi, en­triamo e non en­triamo, siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Héraclite ou la sépara­tion (Eraclito o la separazione), trad. dal greco di Jean Bol­lack e Heinz Wismann. Pa­rigi: Les Éditions de Minuit, coll. « Le Sens com­mun », 1972.

« In­capaci sono di ascol­tare così come di par­lare. • Il punto es­tremo del­l’anima, non lo si saprebbe rag­giun­gere cam­minan­do, nem­meno an­dando fino in fondo alla strada. Poiché la causa originaria profon­damente in essa si es­ten­de. • Negli stessi fiumi en­triamo e non en­triamo. Così come esis­tiamo e non esis­tiamo. »

Eraclito di Efeso, Les Frag­ments (I Fram­menti), trad. dal greco di Simonne Jac­quemard, seguito da Héraclite d’Éphèse ou le flam­bo­iement de l’Ob­scur (Eraclito di Efeso o il fiam­meg­giare del­l’Oscuro) della stes­sa, Pa­rigi: Ar­fuyen, coll. « Om­bre », 2003.

« Non sapendo né ascol­tare né tan­tomeno par­lare. • Non potresti scoprire i limiti del­l’anima,
Nem­meno per­cor­rendo tutte le strade,
Tanto essa cela un logos profon­do. • Negli stessi fiumi en­triamo e non en­triamo,
Siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Éclats d’horizon : 150 frag­ments d’Héraclite d’Éphèse (Bagliori d’oriz­zon­te: 150 fram­menti di Eraclito di Efeso), trad. dal greco di Linda Rasoamanana, pref. di Yves Bat­tis­tini, Nan­tes: Éd. Amal­thée, 2007.

« Non sapendo ascol­tare
Non sanno nep­pure par­lare. • Ter­mini del­l’anima
Non li scoprirebbe
Colui che per­cor­resse tutti i cam­mini
Tanto è profondo il logos che essa rac­coglie. • Negli stessi fiumi
En­triamo e non en­triamo
Siamo e non siamo. »

Oriet, Blaise, Héraclite ou la philosophie (Eraclito o la filosofia), Pa­rigi: L’Har­mat­tan, coll. « Ouver­ture philosophique », 2011.

« Non sanno né ascol­tare, né par­lare. • I con­fini del­l’anima, qualun­que cam­mino tu per­cor­ra, non potresti scoprir­li, tanto essa con­tiene di profonda ragione. • Scen­diamo e non scen­diamo nello stesso fiume, siamo e non siamo. »

Eraclito di Efeso, Doc­trines philosophiques (Dot­trine filosofiche), trad. dal greco di Maurice Solovine, Pa­rigi: F. Al­can, 1931.

« [lacuna] • Non si pos­sono trovare i limiti del­l’anima, nem­meno facendo tutta la strada, tanto essa ha un λόγος profon­do. • En­triamo e non en­triamo, siamo e non siamo negli stessi fiumi. »

Weil, Simone, La Source grec­que (La Sor­gente greca), Pa­rigi: Gal­limard, coll. « Es­poir », 1953.

« Non sapendo né ascol­tare né par­lare. • Non troverai i limiti del­l’anima, qualun­que sia la direzione in cui viag­gi, tanto ne è profonda la misura. • Scen­diamo e non scen­diamo negli stessi fiumi; siamo e non siamo. »

Bur­net, John, L’Aurore de la philosophie grec­que (L’Aurora della filosofia greca), trad. dal­l’in­glese di Auguste Reymond, Pa­rigi: Payot & Cie, 1919.

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Bibliografia

  • Aurobin­do, Sh­ri, Héraclite (Eraclito), trad. dal­l’in­glese di D. N. Bonarjee e Jean Her­bert, pref. di Mario Meunier, Pa­rigi: Der­vy-Livres, 1970.
  • Beaufret, Jean, Dialogue avec Heideg­ger (Dialogo con Heideg­ger). I, Philosophie grec­que (Filosofia greca), Pa­rigi: Les Éditions de Minuit, coll. « Ar­guments », 1973.
  • Bouchart d’Or­val, Jean, Civilisa­tion profane : la perte du sacré (Civiltà profana: la per­dita del sacro), Mon­treal: Éditions du Roseau, 1987.
  • Can­tin-Brault, An­toine, Pen­ser le néant : Hegel, Heideg­ger et l’épreuve héraclitéenne (Pen­sare il nul­la: Hegel, Heideg­ger e la prova eraclitea), Québec: Pres­ses de l’Univer­sité Laval, coll. « Zêtêsis », 2018.
  • Dechar­neux, Ber­nard e Inowloc­ki, Sabrina, Philon d’Alexan­drie : un pen­seur à l’in­ter­sec­tion des cul­tures gréco-romaine, orien­tale, juive et chrétienne (Filone di Ales­san­dria: un pen­sa­tore al­l’in­ter­sezione delle cul­ture greco-romana, orien­tale, ebraica e cris­tiana), Bruxel­les: E.M.E., 2009.
  • Goedert, Geor­ges, Nietzsche critique des valeurs chrétien­nes : souf­france et com­pas­sion (Nietzsche critico dei valori cris­tiani: sof­ferenza e com­pas­sione), Pa­rigi: Beauchesne, 1977.
  • Janicaud, Dominique, Hegel et le Des­tin de la Grèce (Hegel e il Des­tino della Grecia), Pa­rigi: Librairie philosophique J. Vrin, coll. « Bibliothèque d’his­toire de la philosophie », 1975.
  • Jean­nière, Abel, La Pen­sée d’Héraclite d’Éphèse et la Vision présocra­tique du monde (Il Pen­siero di Eraclito di Efeso e la Visione pre­socra­tica del mondo), con la trad. in­tegrale dei fram­men­ti, Pa­rigi: Aubier-Mon­taigne, 1959.
  • Romil­ly, Jac­queline de, Précis de lit­téra­ture grec­que (Com­pen­dio di let­tera­tura greca), Pa­rigi: Pres­ses univer­sitaires de Fran­ce, 1980.
  • Steiner, Geor­ge, Poésie de la pen­sée (Poesia del pen­siero), trad. dal­l’in­glese di Pier­re-Em­manuel Dauzat, Pa­rigi: Gal­limard, coll. « NRF Es­sais », 2011.
  • Zel­ler, Édouard, La Philosophie des Grecs con­sidérée dans son dévelop­pement his­torique (La Filosofia dei Greci con­siderata nel suo sviluppo storico). II, Les Éléa­tes, Héraclite, Em­pédocle, les Atomis­tes, Anaxagore, les Sophis­tes (Gli Elea­ti, Eraclito, Em­pedocle, gli Atomis­ti, Anas­sagora, i Sofisti), trad. dal tedesco di Émile Boutroux, Pa­rigi: Hachet­te, 1882. (Google Livres).
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Yoto Yotov

Dal 2010, dedico il mio tempo a far dialogare secoli e nazioni, convinto che lo spirito umano sia ovunque a casa propria. Se condividete questa visione di una cultura universale, e se le mie Notes du mont Royal vi hanno un giorno illuminato o toccato, considerate di fare una donazione su Liberapay.

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